Domenica, dopo la partita. Il padre di Tommaso vi aspetta all'uscita dello spogliatoio: "Mister, possiamo parlare? Secondo me Tommaso dovrebbe giocare terzino, non centrocampista. E poi oggi lo ha sostituito troppo presto." Guardate Tommaso in lontananza: ha 15 anni, 1.78 di altezza, fa il terzo anno di liceo scientifico - e suo padre decide ancora dove deve giocare. A 15 anni il ragazzo deve gestire il rapporto con il calcio in prima persona. Il genitore che negozia il ruolo, protesta per la sostituzione, parla con l'allenatore al posto del figlio non lo sta aiutando - lo sta infantilizzando. Il compito dell'allenatore è facilitare questo distacco necessario, senza creare conflitti con le famiglie.
A 15 anni il ragazzo chiede autonomia in ogni ambito della vita - tranne, spesso, nel calcio. Perché? Perché il calcio è un investimento emotivo (e a volte economico) enorme per la famiglia. Il genitore che ha accompagnato il figlio per 10 anni di scuola calcio fatica a fare un passo indietro proprio ora che "si fa sul serio".
A 15 anni il livello appropriato è il distaccato. Molti genitori sono ancora al livello attivo.