"Mister, mi sono rotto. Non mi diverto più." Federico lo dice così, con la naturalezza brutale dei dodici anni, dopo un allenamento normalissimo. Non è successo niente di grave: nessun litigio, nessun errore, nessuna panchina. Eppure la scintilla si è spenta. Lo vedete negli occhi: dove c'era curiosità ora c'è routine, dove c'era entusiasmo ora c'è noia. E vi chiedete: come è possibile? Giocava con gioia fino a un anno fa. Cosa è cambiato?
La ricerca è chiara: il picco del drop-out sportivo si colloca tra i 13 e i 15 anni, con il momento più critico proprio a 13. Secondo i dati della Federazione, fino al 30-40% dei ragazzi abbandona il calcio in questa fascia d'età. Ma prima dell'abbandono c'è il calo motivazionale: il ragazzo viene ancora ad allenarsi, ma senza energia, senza gioia, per inerzia.
A 12 anni il ragazzo sta attraversando una transizione motivazionale: la motivazione puramente intrinseca dell'infanzia ("Gioco perché è bello") si scontra con le pressioni estrinseche dell'adolescenza ("Gioco perché devo vincere/perché i miei genitori vogliono/perché altrimenti sono nessuno"). Il calo motivazionale si verifica quando la motivazione estrinseca ha soffocato quella intrinseca, e il ragazzo non trova più un motivo "suo" per giocare.